venerdì 6 giugno 2014
Il Castello Errante di Howl, D.W. Jones
"Io odio le persone infelici" aggiunse Calcifer. "Mi gocciolano addosso le loro lacrime. Le preferisco arrabbiate."
domenica 5 gennaio 2014
la mia Jaga
Un tempo ero reale. Bella e giovane, sorridevo più spesso.
Ero Donna di Conoscenza, e come me le Sorelle con le quali condividevo ogni cosa. Alcune erano giovani, e c'erano bambine a correre vicino al torrente e nella luminosa radura che ci accoglieva; altre come me erano adulte e più mature, e le più vecchie ci avevano cresciute tutte. Nel profondo della foresta le nostre vite terrene si svolgevano studiando, celebrando i riti della Madre e custodendo ciò che Lei aveva da insegnare sulla Vita, la Morte, la Rinascita.
Altre Sorellanze erano dislocate in vari luoghi del mondo, a volte tremo rabbiosa al pensiero che forse nessun altro le ricorda tranne me.
Ognuno vedeva in Noi il palesarsi dei Misteri. Noi eravamo le spiegazioni viventi di ciò che la Natura dice, talvolta con un linguaggio ignoto. Noi Sapevamo.
Eppure, non sapemmo dire quando il tempo cambiò. Quando ebbe origine quella che si sarebbe poi rivelata la fine dell'Era delle Sorelle, la fine del tempo manifesto della Madre, la fine del Mondo come noi lo conoscevamo.
In alcuni paesi fu l'arrivo di popoli nuovi. In altri luoghi forse una generazione più scarsa di valore visse anni più scarsi di raccolti e di salute, e questo provocò disperazione e cinismo. Altrove il fanatismo di pochi traviò gli animi semplici ma senza Memoria di molti. Forse, fu anche colpa nostra. Ci fidavamo degli altri, come facevano tutte le comunità come quella dove stavo io, e davamo sostegno ed accoglienza a tutti, mostrandoci in semplicità. E' così che si confà ad una Sorellanza, perché nessuna Sorellanza può esistere se in essa esistono il sospetto e la diffidenza.
Così, anche da noi come altrove, loro arrivarono e distrussero ogni cosa.
Violentarono come se non avessero avuto a loro volta Madri, Figlie, Sorelle. Bruciarono ciò che la loro vista non tollerava perché troppo bello per il marcio nel quale erano abituati a stare. Saccheggiarono credendo che possedere significasse Comprendere, trafissero la morbida terra ed i corpi indifesi, devastarono ciò che loro non erano stati in grado di costruire. E risero. Fino alla fine del tempo ricorderò le loro mostruose risate.
Io, solitaria come sono, stavo a meditare nel bosco; davanti ai miei occhi chiusi apparve una visione atroce, così corsi verso la nostra Casa. Loro erano già lì ed erano tanti, efferati e brutali. Lottai, le mie unghie si fecero affilate ed i miei denti divennero di ferro; il mio volto si tramutò in una spaventosa maschera e la mia risata risuonò atroce come la loro. Il mio falcetto, il mio bastone, la mia furia massacrarono molti di loro, e mai mi pento del castigo che ho inflitto.
Alcune di noi si nascosero coi bimbi e le bimbe ancora vivi, altre giacevano a terra; credendoci fuggite o morte, in parte sazi di crudeltà ed in parte storditi per aver subito anche loro delle perdite, se ne andarono.
In quella notte di luna calante gettammo i loro corpi di profanatori nel fiume, che non insozzassero ulteriormente quella terra a noi tanto cara.
La notte successiva, nel nero della Luna Nuova, seppellimmo piangendo le nostre Sorelle e le nostre Figlie.
Ricordo che il giorno dopo pioveva. Venne deciso di spostarsi in un altro luogo, seguendo antichi Canti, antiche Leggende, seguendo le Linee di Potere della Terra.
Ma io rimasi alla Casa nella Foresta. Non potevo e non volevo stare di nuovo fra la gente, e per questo sopportai anche il dolore di vedere andar via coloro che erano sopravvissute, coloro che più amavo.
Sapevo che la mia diffidenza sarebbe rimasta sempre, e temevo che questo avrebbe potuto in futuro disgregare anche quella meravigliosa, eterna, sacra, superstite Sorellanza.
Così rimasi. Mi sedetti dentro ad un castagno cavo, dissi ad ognuna delle mie Sorelle che il mio Amore era per Loro, e loro andandosene lo portarono con se'.
Per giorni rimasi nel castagno, alzandomi ogni tanto per bere dell'acqua al vicino torrente, che gorgogliava sempre diverso e sempre uguale, favorendo il vagare del mio pensiero e tranquillizzando i miei singhiozzi disperati. Per giorni meditai per elaborare la Rabbia, il Dolore, il Dubbio, i Ricordi, la Paura.
Piano piano un nuovo Intento affiorò alla mia coscienza, divenne Consapevolezza, e non mi lasciò più.
Per me stessa, mantenni l'aspetto spaventoso che avevo assunto nella battaglia contro di loro: tutti dovevano temermi, pochi sarebbero riusciti a non fuggire subito. Di quei pochi, svariati avrebbero ceduto dopo, sotto la ferocia delle mie urla, del mio riso mortale e dei miei occhi di fuoco. Con le mie unghie ed i miei denti avrei squarciato e divorato gli indegni.
Con un incantesimo feci in modo che la Casa nella Foresta divenisse mobile, per poter seguire anch'essa il proprio Intento, fosse andarsene, combattere nuovi nemici, ballare pazzamente, o semplicemente respirare. Perché Jaga la strega fremeva, e la Casa prese a fremere con lei.
Jaga io sono, e rimango alla Casa nella Foresta, da sola per lunghissimi tempi. Come li conoscevo allora, ancora e sempre più in fondo conosco i Cicli del Tempo che mai tradisce e sempre si rinnova.
Come fece Caillean per Avalon, ho innalzato Nebbie e trasportato questa Casa in un luogo tra il Mondo e l'Aldilà. Quasi nessuno mi trova, e fra coloro che mi trovano quasi nessuno sopravvive, alimentando con l'energia della loro Morte il Fuoco per le mie lanterne. Se ne saranno degni e se ne saranno in grado, forse sapranno usare quello stesso Fuoco per la propria Rinascita. Come e quando è un Mistero che nemmeno io, che so molto e sono molto potente, posso conoscere o tantomeno dominare.
Talvolta arriva qualcuno che resiste.. Sono quasi sempre giovani ragazze ai miei occhi, ma io sono immensamente vecchia e fra l'altro le Nebbie mostrano le persone come esse sono, ma non come appaiono ai mortali.
Quando arrivano, esse sopportano la mia vista, i miei strepiti, e le prove a cui le sottopongo: hanno caratteri diversi, diverse reazioni e diverse strategie, io vedo il loro intuito ed il loro talento per diventare vere, e decido se e come plasmarli. Nessuna sta con me contro la propria volontà, e coloro che restano crescono vertiginosamente, con la dose di dolore e difficoltà che la Crescita comporta. Allora mi viene in mente com'era la vita con le mie Figlie e le mie Sorelle, tanto tempo fa..credo che in quelle occasioni si percepisca il calore della tenerezza che per un attimo mi pervade..così in quel momento mi chiamano Nonna.. Baba Jaga..
Ma non ne ho mai tenuta nessuna con me. Io Vivo Sola.
Dono loro un po' del Sacro Fuoco della Morte e della Vita e le caccio via.
E' la sola Benedizione che sono ancora capace di dare.
Ho molti nomi: solo chi arriva a chiamarmi Nonna mi conosce veramente.
martedì 22 ottobre 2013
noi siamo il sesso debole
LAVANDAIE
Quando mia nonna era ancora viva, una delle cose che mi insegnò fu quella di lavare i panni. Mia madre si occupava di quasi tutto il resto, io ero la quarta di sette fratelli, ma al bucato ci pensava la nonna. Diceva che era importante, ma soprattutto diceva che la rilassava. Io non avevo mai sentito altre donne dire che le rilassava tenere le mani nell’acqua, prima calda poi gelata, e strofinare.. ad alcune piaceva cucinare, ad altre occuparsi dell’orto, ad altre andare a cercare erbe nel bosco, ma lavare i panni.. mah. Anche altre famiglie ci davano i panni da lavare, ci pagavano con quel che avevano ma tutto faceva comodo.
Andavamo al torrente, quando la stagione era calda ed il tempo era bello.. sennò andavamo al pozzo in cortile a tirar su l’acqua e la portavamo sotto il piccolo portico. Io la trovavo la soluzione più comoda, ma la nonna preferiva il torrente: “Mi piace veder l’acqua che scorre, e si porta via tutta la sporcizia che laviamo. Preferisco stare accucciata sull’erba e la terra che sul selciato della corte. E poi solo l’acqua del torrente che scorre mi fa venir voglia di cantare.”
Quando fui abbastanza grande per fare il bucato da sola, mia madre disse alla nonna che poteva smettere quell’ingrato compito, ma lei non ne volle sapere. Venne a lavare i panni assieme a me fino ad un mese prima di morire. E fino all’ultimo cantò.. io ormai avevo imparato ad apprezzare quei nostri momenti, molto intimi anche se non sempre eravamo sole a fare i panni. Avevo da tempo imparato le canzoni popolari del mio paese, e qualche volta qualche ragazzo arrivava fino da noi e cantava una canzone delle sue parti, ed io ne ero affascinata.. qualche tempo dopo ne avrei anche sposato uno, di questi girovaghi che facevano passare il tempo e la fatica cantando in giro per le crode..
Ma la nonna cantava, qualche volta, un canto più arcano.. una canzone segreta, con parole che a volte non capivo.. quando ero piccola credevo che quella canzone richiamasse le Anguane, o le fate, o altri spiritelli del bosco.. poi, col tempo, mi accorsi che nonna cantava queste canzoni misteriose solo in alcuni momenti. Quando mio fratello Piero morì, per esempio, e mia mamma sembrava spezzata. Ogni volta che la mamma aveva appena partorito. Quando io divenni una signorina. Quando qualcuno non riusciva a superare una perdita e in paese si diceva che stava per ammattire. E sempre, ogni anno, alla notte del 31 Ottobre.
Due giorni prima di morire, non camminava quasi più, ma mi chiese col suo solito tono gentile ma deciso, di portarla al torrente. Inizialmente provai a convincerla di stare tranquilla a casa, ma capii che non potevo fermarla, perciò piuttosto che ci andasse da sola la accompagnai. Il tragitto era breve ma ci mettemmo molto tempo. Lei camminava lenta e ogni tanto prendeva fiato, ma cercò sempre di parlare. “Com’è bello qui, vero?” “Guarda qui com’è sporco” “Lascia stare quelle more, crescono più dolci in quell’angolino dietro la curva del sentiero nel bosco, quello che abbiamo trovato insieme”.
Arrivate vicino al ruscello, si stese, io mi accucciai e lei poggiò la testa sulle mie ginocchia.
“Devi fare delle cose per me.
La prima, piangi il tempo che serve quando morirò, ma poi vivi, perché io sotto altre forme vivrò presto di nuovo, e non voglio vedervi ancora afflitti quando girerò per questi luoghi in forma di lupo, o fiore, o farfalla, o gatto, o bambino. Onora la Morte come onora la Vita, perché nessuna delle due può esistere senza l’altra. Vivi felice, ed affronterai la Via della Morte con meno paura.
La seconda, lava i panni con amore come ti ho insegnato. Lo sporco del mondo se ne va quando lo fai. La forza dell’acqua e della tua fatica vince sul sudiciume. Il canto del ruscello diventa quello segreto del tuo cuore, perché noi siamo le Lavandaie. Noi abbiamo un compito, e se lo lasci andare nessuno lo farà, qui.
Terzo, canta per me, quando morirò. Canta il Canto segreto che la tua anima ti suggerirà. Io non so insegnartelo, ma in questi anni con me hai appreso quello che si può apprendere per saperlo trovare. Magari non ti verrà subito. Io aspetterò a rinascere. Tu sarai Colei che mi ricomporrà e mi soffierà nuova vita col suo fiato ed il suo suono.. Quando l’avrai fatto per me, allora sarai pronta a farlo anche per altri, come facevo io. La notte del 31 Ottobre i morti verranno da te.. non potrai certo capirli tutti, ma alcuni saranno pronti, ed il Canto sarai tu a trovarlo.. raccogli il dolore degli altri, ed il tuo, e cantalo trasformandolo in Vita e ristabilendo il sacro Equilibrio.. non sei sola, ed il canto delle altre Sorelle ti risuonerà presto nel cuore. Raccogli il dolore tuo e degli altri, raccogli il canto tuo e delle Sorelle, raccogli come si raccolgono le castagne in autunno, come si raccoglie il grano in estate, come altre nostre Sorelle raccolgono ossa di lupo e, si dice, lo ricostruiscono e lo riportano alla vita con loro Canto.. e quei lupi diventano donne, dicono. Donne più sagge.. come potrai essere tu. Getta via ciò che non serve. Fai spazio per ciò che dovrai recuperare. E canta la melodia segreta della Vita, quando questa ti arriva.”
Credevo di non capire.. ma era paura. Due giorni dopo ero al capezzale della nonna. Un lupo ululò in lontananza. Lei sorrise, mi guardò, ed io capii. Morì. Io morii con lei e, quando trovai il suo Canto e lo cantai, noi rinascemmo insieme.
domenica 20 ottobre 2013
ecco
“Il sentiero per la cima del Tor
E' anche il cammino a spirale verso la donna interiore
Un viaggio di crescita, potenziamento,
E comprensione di se stessi.
Viaggio verso la Sorgente... il Centro... la Dea...
Lei, il cui Nome può essere trovato solo nel silenzio dell'anima.
Scava nella tua oscurità... entra nel tuo dolore...
Conquista le tue paure...
Chiama la Barca per farti condurre
Alla Sacra Isola di Guarigione che risiede dentro di te
E ne emergerai rinnovata.
I Misteri di Avalon sono vivi
Le sue Mele sono rosse e dolci...
Vuoi dare loro un morso?
Diventa la Donna che sei nata per essere...
Ricorda…”
(Jhenah Telyndru, Avalon Within, traduzione di Violet del Tempio della Ninfa)
domenica 2 giugno 2013
venerdì 3 maggio 2013
Alexander Lowen
Sperimentare la vita del corpo è un processo che non è mai finito e la ricompensa è una vita più lunga. La terapia deve sfidare le nostre scissioni:tra pensiero ed emozione, fare ed essere, controllare e lasciar andare, scarica sessuale e amore.
La società contemporanea non favorisce la vita del corpo o il perseguimento della salute:L'enfasi è tutta sul denaro o sul potere.
Ma il piacere e la gioia sono il vero senso della vita
martedì 23 aprile 2013
Carl Felix Wolff
giovedì 7 marzo 2013
salirò
...ma prima o poi ripartirò e salirò salirò salirò salirò fra le rose di questo giardino...fino a quando sarò solamente un punto lontano...
lunedì 4 febbraio 2013
venerdì 1 febbraio 2013
la fata
C'è solo un fiore in quella stanza
e tu ti muovi con pazienza
la medicina è amara ma
tu già lo sai che la berrà
Se non si arrende tu lo tenti
e sciogli il nodo dei tuoi fianchi
e quel vestito scopre già
chi coglie il fiore impazzirà
Farà per te qualunque cosa
e tu sorella e madre e sposa
e tu regina o fata, tu
non puoi pretendere di più
E forse è per vendetta
e forse è per paura
o solo per pazzia
ma da sempre
tu sei quella che paga di più
se vuoi volare ti tirano giù
e se comincia la caccia alla streghe
la strega sei tu
E insegui sogni da bambina
e chiedi amore e sei sincera
non fai magie, ne trucchi, ma
nessuno ormai ci crederà
C'è chi ti urla che sei bella
che sei una fata, sei una stella
poi ti fa schiava, però no
chiamarlo amore non si può
C'è chi ti esalta, chi ti adula
c'è chi ti espone anche in vetrina
si dice amore, però no
chiamarlo amore non si può
domenica 13 gennaio 2013
Gabriele La Porta
Il femminile è la capacità di abbandono e di tenerezza,l'accettazione del diverso, del debole, dello straniero.
E' l'energia che guida il mondo.
E' il sentimento dolce e rutilante, erotico e avvampante che sussurra alle creature il mistero della vita.
E' la Luna, è Artemide, è Persefone, Iside, Ishtar, è la madre che osserva, riflette, ama e non giudica.
E' la nostra capacità di intendere e di comprendere, priva di pregiudizi e di rancori.
E' l'energia raggiante che si dispiega benevola sulle creature.
E' la possibilità di un mondo privo di lotte e odi. E' la pace della mente e del corpo.
E' la follia, la conoscenza, è contemporaneamente luce e buio, notte e giorno.
da Il ritorno della Grande Madre
mercoledì 9 gennaio 2013
figlio della luna
Per chi non fraintenda
narra la leggenda
di quella gitana
che pregò la luna
bianca ed alta nel ciel:
mentre sorrideva
lei la supplicava
«fa che torni da me»..
«Tu riavrai quell'uomo
pelle scura
con il suo perdono
donna impura
però in cambio voglio
che il tuo primo figlio
venga a stare con me».
Chi suo figlio immola
per non stare sola
non è degna di un re..
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna..
Nacque a primavera
un bambino
da quel padre scuro
come il fumo
con la pelle chiara
gli occhi di laguna
come un figlio di luna
«Questo è un tradimento
lui non è mio figlio
ed io no, non lo voglio!»
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna..
II gitano folle
di dolore
colto proprio al centro
dell'onore
l'afferrò gridando
la baciò piangendo
poi la lama affondò..
Corse sopra al monte
col bambino in braccio
e lì lo abbandonò..
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna..
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla..
Ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
martedì 4 dicembre 2012
Il brutto anatroccolo
Traduzione di Giancarlo Sammito.
Piango sempre. Ogni volta che la leggo.
L'anatroccolo se ne stava taciturno in un angolo. Poi cominciò ad avere nostalgia dell'aria fresca e del sole, e gli venne una tale voglia di nuotare, che alla fine dovette dirlo alla gallina.
-Naturale!- ribatté lei. -Continui a startene lì a non far niente, certo che poi ti vengono le fantasie più strambe! Fai le uova, fai le fusa, e vedrai che certe stranezze ti passeranno!
-Ma è così bello stare a galla sull'acqua!- affermò l'anatroccolo. -E' meraviglioso sentirsela passare sulla testa e tuffarsi giù fino a toccare il fondo!
-Uh, sai che divertimento!- commentò la gallina. -Tu secondo me sei proprio matto. Perché non provi a chiedere al gatto, nessuno è più giudizioso di lui! Prova, prova a chiedergli se gli piace stare a galla sull'acqua o tuffarsi, o va' piuttosto a domandare alla nostra padrona, non c'è al mondo persona più assennata! Credi che abbia voglia di starsene a galleggiare sull'acqua e di sentirsela passare sulla testa?
-Voi non mi capite,- sospirò l'anatroccolo.
-Ah certo, noi non ti capiamo! E chi è che ti capisce, allora? Non crederai di essere più saggio del gatto e della padrona, per non parlare di me! Tu qui hai trovato una stanza calda e buoni amici che possono insegnarti un paio di cosine. Dovresti solo ringraziare il cielo per la fortuna che hai avuto e invece non fai che brontolare, sei davvero antipatico! Guarda che se io ti dico cose spiacevoli, lo faccio per il tuo bene: è così che si riconoscono i veri amici. Mettiti a fare le uova, impara a fare le fusa!
-Credo proprio che me ne andrò via,- concluse l'anatroccolo.
-Fa' pure come credi,- chiocciò la gallina.
Fu così che l'anatroccolo se ne andò. Galleggiò sull'acqua, si tuffò giù fino in fondo, ma, poiché era tanto brutto, tutti i pesci lo evitavano.
Venne l'autunno, nel bosco le foglie si ingiallirono e rinsecchirono. Il vento le sollevava facendole danzare. Nel cielo gelido passavano nuvole cariche di grandine e di neve, mentre il corvo, intirizzito, gracchiava il suo roco verso: -Aah, aah!- Il povero anatroccolo stava male da morire.
Poiu, una sera, mentre il sole tramontava, si levò in volo dai cespugli uno stormo di grandi uccelli. Avevano lunghi colli flessuosi e le loro piume erano di un bianco abbagliante. L'anatroccolo non aveva mai visto uccelli tanto belli. Erano cigni: aprirono le stupende ali ed emisero gridi meravigliosi, allontanandosi in volo verso climi più miti. Volarono in alto, molto in alto.
Mentre li osservava, il piccolo anatroccolo provò una strana sensazione. Cominciò allora a rotolarsi nell'acqua come una ruota, tese il collo verso di loro e lanciò un grido così strano e acuto, che ne ebbe paura lui stesso. Quando non li vide più, si immerse nell'acqua, raggiunse il fondo e, tornato in superficie, quasi si sentì svenire. Non sapeva che nome avessero quegli uccelli, ne' dove fossero volati, ma li amava come non aveva mai amato nessuno. Non li invidiava affatto, poiché non poteva neppure sognarsi di desiderare tanta bellezza. A lui, povera creatura, sarebbe bastato che le altre anatre lo accettassero tra loro!
martedì 30 ottobre 2012
domenica 21 ottobre 2012
grazie a tutti
eccoli qua, gli amici e le amiche.
Anche se sembri, o sei, completamente fuori di testa, stramba, diversa, scomoda, ti stanno vicino e, in un modo o nell'altro, fanno pure un sorriso.
Grazie, come sempre, sempre di più.
lunedì 17 settembre 2012
così, a dire cazzate..

questo mio commento non ha nessuna pretesa di critica intelligente. Per quelle, i miei non sono i blog giusti :) però, questo dipinto mi ha sempre comunicato molto..così, pur senza fare uso di droghe, mi sono ritrovata a guardarlo per l'ennesima volta ed a scrivere cose come queste.
L'antica Sacerdotessa e la nuova presunta (o autopresuntasi) tale..l'Antica, nuda ovviamente, più giovane, portatrice dei tre sacri colori (bianco e rosso addosso, nero in mano), guarda direttamente Amore che si bagna alla sacra Fonte..
Dietro di lei, altra acqua, ed un placido e semplice paesino..
La nuova sacerdotessa, tutta coperta, con guanti e scarpe, tiene il Nero della Morte seminascosto sotto le vesti ma saldo in mano sua (mentre l'altra non teme di mostrarlo come parte naturale ed integrante di se'). Non guarda Amore, ma coloro che la stanno fissando, come a doversi giustificare, o forse con aria sospettosa..Dietro di lei, una strada in salita porta ad una città moderna, sovrastata da una grossa torre senza finestre..
mercoledì 29 agosto 2012
mielato
niente non fa quasi niente..
mi hai seminata di baci e seppellita
poi mi hai profumata di sguardi e rabbonita
tra le tue dita di seta mi hai tradita
poi rigirata, raggirata
malamente rammendata..
mi hai seminata di baci e seppellita
poi mi hai profumata di sguardi e rabbonita
tra le tue dita di seta mi hai tradita
poi rigirata, raggirata
malamente rammendata..
mercoledì 22 agosto 2012
I quit

Cosa ci fa scegliere di finire una storia?
ok, partiamo dalle robe facili. La prima motivazione è la fine dell'amore.
Ma.
Ci sono altre motivazioni plausibili? sensate? utili? Quante volte l'amore non basta?
Le botte, per esempio, sono un'ottima motivazione.
La slealtà.
Cos'altro? Cosa vi fa decidere, anche quando l'amore c'è, di lasciare ugualmente qualcuno?
Per me, ne parlavo l'altra sera con Lulù, IL motivo è che l'altra persona ha paura di se' stessa. Vede la verità, e invece di andarle incontro la rifiuta, e sceglie un percorso lastricato di serenità e bugie. Entra nel bosco, arriva a metà strada..ogni tanto, attraverso le frasche, intravede la casa della Donna di un milione di anni. Ok, non la vede perfettamente, ma la distingue con chiarezza. Ne sente l'odore. Sente che la terra vibra in un modo strano in quella zona. Vede una luce diversa. Sa bene che la casina è la'. Ma la Donna di un milione di anni è vecchia e brutta. E' giusta, ma severa. Corretta, ma terribile. Aspetta anche per innumerevoli vite, accetta di venire sepolta nella memoria, ma non perdona certe cose. La strega, Baba Jaga.. Nella casina c'è lo specchio più spaventoso..Nella casina c'è il tuo vero te stesso..e si fa fatica ad entrarci, a percorrere tutto il tortuoso sentiero per arrivare..è spossante e spaventoso. Molti non vedono nulla, nemmeno entrano nel bosco. Li abbraccio tutti, come bambini che stanno imparando a camminare e non ci si può arrabbiare quando cadono.
Ma tu. Oh, tu sei entrato nel bosco. Tu hai visto, anche se solo in alcuni momenti e solo per poco, hai visto chiaramente. Ed hai detto di no. Ti sei giocato la cosa più preziosa in assoluto. Hai capito, ti sei voltato e te ne sei andato. Hai rifiutato il vero te stesso, per scegliere lucidamente di costruire un altro te, uno che non sei veramente, del tutto tu. Tu diventerai quello, e non diventerai ciò che SEI.
Non lo posso accettare. Hai scelto. Non so se ti rendi conto quanto davvero ti sia costato.
Io so che a me costerà un dolore immenso. So che non è detto che riuscirò ad uscirne, a salvarmi, stavolta..ho tanta, tantissima paura di restare sommersa dalle macerie, mentre scavo per trovare l'oro che, lo so, c'è. So quello che andrò a pagare.
Ma, credo, ho scelto anch'io.
Uso non un'immagine a caso, ma l'immagine che accoglie nel Tempio della ninfa, e non la scelgo per caso..perché quel Tempio, beh mi ha aiutato tanto, veramente tanto a ritrovarmi..ed oggi, che faccio una delle scelte più tragiche della mia vita, voglio tenere a mente che il mio Sentiero io l'ho visto, e me lo seguo fino in fondo.
Ti amo perdutamente. Ciao.
venerdì 10 agosto 2012
men are some kind of dork 4

Da un po' non riaprivo questa rubrica.
Stasera vorrei parlare di come la maggior parte degli uomini formuli ed esprima, seppur declinato in maniere diverse, lo stesso pensiero e concetto. Ossia che la donna con cui stanno deve giocare con regole diverse da quelle valide per loro.
Partiamo dalle cose facili dai.
Se lui tradisce è stata una scivolata, o una cosa furba, se tradisce lei è una schifosa maledetta, bugiarda per natura.
Se lui non aiuta in casa, è un uomo che lavora, è stato abituato così fin da piccolo, non sa come muoversi, è stanco, non ci fa caso..se lei lascia in disordine, o non cucina, o detesta stirare, è un'incapace senza voglia di far nulla che se ne frega del proprio uomo e della propria famiglia.
Ci sarebbero, chiaramente, molti altri esempi. Ma mi concentrerò su uno, quello che mi ha raccontato una ragazza poco più che ventenne l'altro giorno.
Lei ed il suo ragazzo poco più che ventenne andranno presto a convivere. I genitori DI LUI stanno costruendo una nuova ala della propria casa, e questa ala diventerà il dolce nido dei piccioncini. Aaagghhhhhh.
Lui vuole comprarsi una moto, ora non chiedetemi il modello ma è uno di quelli da pista, con i quali puoi piegarti a palla quando fai le curve e correre come il beneamato Simoncelli. Lei è spaventata, perché LEI si è ormai resa conto che Simoncelli è morto, poveraccio, e giustamente si chiede che fine farà il suo ragazzo, ben più inesperto e soprattutto più stupido di quanto fosse Sic.
Lui la vedeva e/o sentiva al telefono almeno tre volte al giorno, sicché ad un certo punto lei, indecisa fra la defenestrazione e gli psicofarmaci, ha pensato di chiedere i propri spazi al suddetto e prendersi un giorno a settimana senza vedersi. E lui, il romanticone, si è offeso, e sapete cosa fa durante il giorno da scapolo? Sta a casa, senza fare nulla, a piangersi addosso. E NATURALMENTE lui e la madre rendono ben edotta la povera crista su quanto lui sia depresso.
Io..io..io davvero non so cosa dire. Questa ragazza è innamorata, e il dork di turno pure..però sembra evidente che non si rende conto che lui e l'adorata mammina sono due misogini di merda. La ragazza è troppo giovane per capirlo a fondo, che lui e sua madre la vogliono controllare, e la ricattano, e se ne fregano delle sue paure, e non la ascoltano. Lui la ama, ma è un coglione.
Anche QUESTO è pretendere che lei giochi con regole diverse.
Di nuovo, come ogni volta in questa rubrica, recitate con me..ma VAFFANCULO.
munch e petrarca..impossibile?
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