Bianco di stella alpina,
rosso di rododendri,
Aurora, Aurora,
vieni negli occhi miei...
martedì 23 aprile 2013
Carl Felix Wolff
Blanc de stàjles,
raj de noréjes,
Alba, Alba,
vegn te mes èjes.
Bianco di stella alpina,
rosso di rododendri,
Aurora, Aurora,
vieni negli occhi miei...
Bianco di stella alpina,
rosso di rododendri,
Aurora, Aurora,
vieni negli occhi miei...
giovedì 7 marzo 2013
salirò
...ma prima o poi ripartirò e salirò salirò salirò salirò fra le rose di questo giardino...fino a quando sarò solamente un punto lontano...
lunedì 4 febbraio 2013
venerdì 1 febbraio 2013
la fata
C'è solo un fiore in quella stanza
e tu ti muovi con pazienza
la medicina è amara ma
tu già lo sai che la berrà
Se non si arrende tu lo tenti
e sciogli il nodo dei tuoi fianchi
e quel vestito scopre già
chi coglie il fiore impazzirà
Farà per te qualunque cosa
e tu sorella e madre e sposa
e tu regina o fata, tu
non puoi pretendere di più
E forse è per vendetta
e forse è per paura
o solo per pazzia
ma da sempre
tu sei quella che paga di più
se vuoi volare ti tirano giù
e se comincia la caccia alla streghe
la strega sei tu
E insegui sogni da bambina
e chiedi amore e sei sincera
non fai magie, ne trucchi, ma
nessuno ormai ci crederà
C'è chi ti urla che sei bella
che sei una fata, sei una stella
poi ti fa schiava, però no
chiamarlo amore non si può
C'è chi ti esalta, chi ti adula
c'è chi ti espone anche in vetrina
si dice amore, però no
chiamarlo amore non si può
domenica 13 gennaio 2013
Gabriele La Porta
Il femminile è la capacità di abbandono e di tenerezza,l'accettazione del diverso, del debole, dello straniero.
E' l'energia che guida il mondo.
E' il sentimento dolce e rutilante, erotico e avvampante che sussurra alle creature il mistero della vita.
E' la Luna, è Artemide, è Persefone, Iside, Ishtar, è la madre che osserva, riflette, ama e non giudica.
E' la nostra capacità di intendere e di comprendere, priva di pregiudizi e di rancori.
E' l'energia raggiante che si dispiega benevola sulle creature.
E' la possibilità di un mondo privo di lotte e odi. E' la pace della mente e del corpo.
E' la follia, la conoscenza, è contemporaneamente luce e buio, notte e giorno.
da Il ritorno della Grande Madre
mercoledì 9 gennaio 2013
figlio della luna
Per chi non fraintenda
narra la leggenda
di quella gitana
che pregò la luna
bianca ed alta nel ciel:
mentre sorrideva
lei la supplicava
«fa che torni da me»..
«Tu riavrai quell'uomo
pelle scura
con il suo perdono
donna impura
però in cambio voglio
che il tuo primo figlio
venga a stare con me».
Chi suo figlio immola
per non stare sola
non è degna di un re..
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna..
Nacque a primavera
un bambino
da quel padre scuro
come il fumo
con la pelle chiara
gli occhi di laguna
come un figlio di luna
«Questo è un tradimento
lui non è mio figlio
ed io no, non lo voglio!»
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna..
II gitano folle
di dolore
colto proprio al centro
dell'onore
l'afferrò gridando
la baciò piangendo
poi la lama affondò..
Corse sopra al monte
col bambino in braccio
e lì lo abbandonò..
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna..
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla..
Ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
martedì 4 dicembre 2012
Il brutto anatroccolo
Traduzione di Giancarlo Sammito.
Piango sempre. Ogni volta che la leggo.
L'anatroccolo se ne stava taciturno in un angolo. Poi cominciò ad avere nostalgia dell'aria fresca e del sole, e gli venne una tale voglia di nuotare, che alla fine dovette dirlo alla gallina.
-Naturale!- ribatté lei. -Continui a startene lì a non far niente, certo che poi ti vengono le fantasie più strambe! Fai le uova, fai le fusa, e vedrai che certe stranezze ti passeranno!
-Ma è così bello stare a galla sull'acqua!- affermò l'anatroccolo. -E' meraviglioso sentirsela passare sulla testa e tuffarsi giù fino a toccare il fondo!
-Uh, sai che divertimento!- commentò la gallina. -Tu secondo me sei proprio matto. Perché non provi a chiedere al gatto, nessuno è più giudizioso di lui! Prova, prova a chiedergli se gli piace stare a galla sull'acqua o tuffarsi, o va' piuttosto a domandare alla nostra padrona, non c'è al mondo persona più assennata! Credi che abbia voglia di starsene a galleggiare sull'acqua e di sentirsela passare sulla testa?
-Voi non mi capite,- sospirò l'anatroccolo.
-Ah certo, noi non ti capiamo! E chi è che ti capisce, allora? Non crederai di essere più saggio del gatto e della padrona, per non parlare di me! Tu qui hai trovato una stanza calda e buoni amici che possono insegnarti un paio di cosine. Dovresti solo ringraziare il cielo per la fortuna che hai avuto e invece non fai che brontolare, sei davvero antipatico! Guarda che se io ti dico cose spiacevoli, lo faccio per il tuo bene: è così che si riconoscono i veri amici. Mettiti a fare le uova, impara a fare le fusa!
-Credo proprio che me ne andrò via,- concluse l'anatroccolo.
-Fa' pure come credi,- chiocciò la gallina.
Fu così che l'anatroccolo se ne andò. Galleggiò sull'acqua, si tuffò giù fino in fondo, ma, poiché era tanto brutto, tutti i pesci lo evitavano.
Venne l'autunno, nel bosco le foglie si ingiallirono e rinsecchirono. Il vento le sollevava facendole danzare. Nel cielo gelido passavano nuvole cariche di grandine e di neve, mentre il corvo, intirizzito, gracchiava il suo roco verso: -Aah, aah!- Il povero anatroccolo stava male da morire.
Poiu, una sera, mentre il sole tramontava, si levò in volo dai cespugli uno stormo di grandi uccelli. Avevano lunghi colli flessuosi e le loro piume erano di un bianco abbagliante. L'anatroccolo non aveva mai visto uccelli tanto belli. Erano cigni: aprirono le stupende ali ed emisero gridi meravigliosi, allontanandosi in volo verso climi più miti. Volarono in alto, molto in alto.
Mentre li osservava, il piccolo anatroccolo provò una strana sensazione. Cominciò allora a rotolarsi nell'acqua come una ruota, tese il collo verso di loro e lanciò un grido così strano e acuto, che ne ebbe paura lui stesso. Quando non li vide più, si immerse nell'acqua, raggiunse il fondo e, tornato in superficie, quasi si sentì svenire. Non sapeva che nome avessero quegli uccelli, ne' dove fossero volati, ma li amava come non aveva mai amato nessuno. Non li invidiava affatto, poiché non poteva neppure sognarsi di desiderare tanta bellezza. A lui, povera creatura, sarebbe bastato che le altre anatre lo accettassero tra loro!
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